L’intensa ricerca condotta in campo cardiologico negli ultimi sei decenni, sia di tipo epidemiologico, che sperimentale e laboratoristico, hanno contribuito a comprendere l’importanza eziopatogenetica dei fattori di rischio nell’insorgenza delle malattie cardiovascolari.
Particolare attenzione è stata posta al ruolo dei fattori di rischio psicosociali nell’insorgenza della cardiopatia ischemica.
In un’ampia revisione delle ricerche in questo settore, pubblicata su alcune importanti riviste scientifiche, Circulation nel 1999 e successivamente, nel 2005, sul Journal of the American College of Cardiology, è stato evidenziato che i fattori di rischio psicosociali possono essere equiparati ai fattori di rischio biologico, quali cofattori, che possono sia facilitare l’insorgenza del processo aterosclerotico, che l’insorgenza di eventi clinici cardiovascolari.
In particolare la depressione, l’ostilità, l’isolamento sociale e lo stress vitale acuto e cronico avrebbero una importanza pari alla familiarità, il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, il fumo e l’obesità.
La depressione, sia maggiore, che minore e atipica, rappresenta un fattore prognostico negativo, che determina un’aumento significativo della mortalità sia per cause cardiovascolari che per altre cause, in pazienti con malattia coronarica nota e scompenso cardiaco a genesi ischemica e non ischemica.
Una ampia ricerca epidemiologica, The INTERHEART Study, pubblicata su The Lancet nel 2004 , ha indagato l’associazione dei fattori di rischio con l’insorgenza di infarto miocardio acuto in 15.152 casi di infarto acuto, paragonati a 14.820 controlli senza infarto miocardico, distribuiti in tutti i continenti.
I fattori di rischio psicosociale esplorati (in particolare lo stress lavorativo, lo stress domestico, lo stress finanziario e lo stress secondario ad eventi di vita nell’anno precedente l’infarto) si sono attestati al terzo posto, dopo la dislipidemia e il fumo, e prima del diabete mellito, l’ipertensione arteriosa e l’obesità addominale.
Gli stressors psicosociali agirebbero sia indirettamente, favorendo uno stile di vita a rischio (fumo, vita sedentaria, obesità, etc), che diret-tamente, attraverso l’attivazione del sistema coagulativo, il sistema neurovegetativo, endocrino, immunitario e la vasomotricità coronarica e vascolare in genere.
Oggi, grazie alle conoscenze acquisite, possiamo affermare che il nostro cuore funziona in sintonia con le variazioni della nostra mente. Nulla dentro di noi accade separatamente da tutto il resto, ma il nostro corpo funziona come un meraviglioso sistema integrato.
E’ esperienza di noi tutti che quando siamo stanchi, stressati, agitati, depressi, delusi, cioè quando una forte emozione negativa ci investe, tutto il nostro corpo risponde; in particolare a livello del sistema cardio- vascolare la frequenza cardiaca e la pressione aumentano, le coronarie possono andare incontro a un vasospasmo…. Alcuni meccanismi di risposta cardiovascolare sono naturali e fanno parte della fisiologica reazione allo stress….ma quando le emozioni negative sono ripetitive e persistenti, possono cominciare a condizionare uno stile di reazione patologico a ogni evento esterno.
Se poi questi meccanismi vanno ad agire su un terreno di predisposizione costituzionale (l’ereditarietà) e/o si sommano ad altri fattori di rischio biologici per malattie coronariche, si determina un potenziamento dei fattori di rischio e un’aumentata probabilità di insorgenza di aterosclerosi e di infarto miocardico acuto.
E’ importante imparare a capirsi e gestire le nostre emozioni per vivere bene, essere sani e vivere da protagonisti la propria vita, senza lasciarci dominare dagli eventi esterni.
E’ IMPORTANTE IMPARARE A PRENDERCI CURA DI NOI!
